lunedì 15 aprile 2013

Eppur non si muove

Sto iniziando a muovermi. Senza andare ancora da nessuna parte.
In effetti parlare di movimento è forse un tantino esagerato! Più che altro sto iniziando ad oscillare dal mio piedistallo, nemmeno fossi una di quelle statuine di porcellana che raffigurano donnine con cagnolino e cestino di fiori annesso. Le classiche statuine che trovi nelle case delle nonne, su una qualche mensola in salotto o su uno di quei vecchi mobili di legno tutti tarlati e con i merletti ingialliti sopra. Per sfuggire ad una vita di polvere, odore perenne di soffritto e naftalina, visione di gambaletti anti-vene varicose e scarpe ortopediche, ogni tanto, e se stai molto attento, quelle statuine di Limoges o Capodimonte le vedi oscillare appena appena. E' solo il primo passo verso la libertà o la totale disfatta. Muoversi è pericoloso: c'è il rischio di cadere a terra e finire in mille pezzi. E la cosa peggiore di cadere e finire in mille pezzi è che potrebbero rincollarti e rimetterti esattamente dove stavi!

Così, iniziando ad oscillare e a muovermi senza andare avanti nè indietro ma solo in laterale, è arrivato il mal di mare. Le mie reminescenze mediche mi ricordano che il modo più pomposo per chiamarlo è chinetosi: un insieme di nausea, pallore, sudorazione fredda, ansia, aumento della salivazione e malessere generale. Le mie reminescenze mediche mi ricordano inoltre che il mal di mare è normale quando si oscilla come faccio io, stimolando i poveri otoliti del mio orecchio interno. Devo dire che le mie reminescenze mediche sono alquanto noiose.. però mi fanno illudere che sia tutto normale: che io sia agitata mentre sto sulla mia mensola e oscillo nel vuoto è più che logico. Quindi mi tengo l'ansia, il malessere generale, la paura e continuo ad oscillare finché non inizierò ad andare dritta.

lunedì 25 marzo 2013

Bambolina voodoo

Non mi ero mai chiesta come potesse sentirsi una bambolina voodoo. Adesso credo di saperlo. Qualche giorno fa ho fatto il mio primo agoaspirato. Ero lì, distesa sul lettino, immobile, un po' spaventata e senza alcuna intenzione di reagire per non inficiare l'esame, e, mentre la dottoressa era intenta nel suo lavoro di carotaggio, pensavo appunto ad una bambolina voodoo. Non è che sia doloroso fare un agoaspirato al seno, però non è nemmeno piacevole.. Ti senti scrupolosamente punzecchiata, sempre nello stesso punto con insistenza, come se il medico un po' ci provasse gusto ad usarti da puntaspilli! Povere bamboline voodoo, nate proprio con l'intento di essere spillonate.. almeno io una volta fatto l'agoaspirato sono tornata alla mia solita vita! Mia mamma mi ha accompagnato in ospedale più agitata di me. Quando appartieni alla categoria "Donne munite di tette da tenere sotto controllo" c'è sempre qualcuno che ti accompagna a fare questi esami. Così ti ritrovi in una sala d'aspetto piena di donne. La sala d'aspetto è la stessa, sia che tu debba fare l'agoaspirato, la mammografia o l'ecografia, per questo è sempre piena e c'è un gran via vai di donne di tutti i tipi e di tutte le età.. Se hai una madre o una nonna (o entrambe, come me) che ha avuto il cancro al seno, di sicuro hai qualcuno che ti accompagna. Se sei tu quella che ha già avuto il cancro al seno allora è probabile che ad accompagnarti siano in tanti: tuo marito, i tuoi figli, tua sorella.. Se è solo per un controllo occasionale non ti accompagna nessuno e te ne stai tranquilla e serena. Negli altri casi non sei mai del tutto tranquilla ma lo nascondi bene, salvo poi tradirti una volta finita la visita: anche se va tutto bene hai quella spiacevole sensazione di lacrime trattenute.. Mentre aspettavo il mio turno mi guardavo intorno. La visione era insieme deprimente e confortante. C'erano donne che avevano voglia di parlare di quello che gli era capitato mentre altre non avevano nessuna intenzione di farlo. C'era la signora giovane con la parrucca che non gli si reggeva e ci scherzava ad alta voce con l'amica. Mi ha fatto sorridere e allo stesso tempo pensare che potrebbe capitare anche a me come a mia madre e a mia nonna prima di me: che inguaribile ottimista che sono eh? Niente ti fa amare tanto la vita quanto la morte o la sua temporanea vicinanza. Quindi immagino che se dovesse malauguratamente capitarmi di affrontare il cancro lo farò con in testa una bella parrucca rosa shocking o come minimo viola!

Fortunatamente il mio agoaspirato ha dato esito negativo: ho un fibroadenoma e per ora me lo tengo, devo solo controllarlo ogni sei mesi. L'ansia è passata ma l'idea della morte è riuscita di nuovo a farmi sorridere quando ho pensato che se potessi scegliere come morire vorrei farlo ricoperta di gatti. Li amo anche se non mi fanno respirare! Ho un animo da gattara e un'adorazione per i felini, nonostante mi facciano venire l'asma.. Però chi mai preferirebbe tenersi degli spugnosi e molli polmoni quando può avere dei teneri e soffici gattini? Così mi sono immaginata a letto, ricoperta di gatti di tutte le razze, colori e personalità.. una miriade di gatti da accarezzare e coccolare.. può sembrare inquietante ma a me ha fatto sorridere!

mercoledì 20 marzo 2013

Perché parlare quando si può scrivere?

Impariamo a parlare da piccoli. E' una cosa facile, o almeno così sembra.
Anch'io ho imparato come tutti, ma senza trovarci gusto. C'è chi prova piacere nel conversare mentre per me equivale a passeggiare a piedi nudi su un bel tappeto di puntine. E' tutto un <ahi! uuuh! aah!> e via dicendo.. Personalmente non ho mai parlato molto. A livello puramente teorico pratico il dialogo in maniera ineccepibile. Sono priva di cadenze e inflessioni dialettali e uso correttamente perfino il congiuntivo. Ma non sono brava a parlare, soprattutto di me. Non ne sono capace. Finché si tratta della teoria si che so dire frasi corrette, con verbi, sostantivi e tutto il resto messo lì al posto giusto, ma se devo parlare di me non ci riesco. Non mi piace parlare di me. E non sono nemmeno brava a spiegare le cose. Per fortuna si può scrivere! Così ho iniziato a scrivere questo blog che finora ho tenuto gelosamente per me. Solo alcuni amici fidati ne sanno l'esistenza.. più che altro è uno spazio tutto mio in cui posso essere me stessa, scrivere pensieri a ruota libera, raccontarmi, sfogarmi e magari trovare la soluzione alle domande fondamentali della vita: nella carbonara ci va la cipolla o l'aglio? ci si può vestire di bianco ai matrimoni? c'è un modo per far durare il rossetto durante la gara a chi mangia più angurie in un minuto?

lunedì 18 marzo 2013

Il paradosso della felicità

Il paradosso della felicità: per essere felice devi prima essere infelice.
Non c'è nulla da fare, ci devi passare per l'infelicità. Devi stare sufficientemente male e devi anche spendere del denaro. Parecchio denaro. Per quanto possa sembrare assurdo devi pagare per stare male per poi stare bene. Tutto ha un prezzo, soprattutto la felicità.. figuriamoci la salute!
Per poterti permettere di stare bene in un futuro prossimo devi avere del denaro da spendere in un presente imminente e questo implica avere un lavoro.. ecco un altro paradosso: come fai ad avere un lavoro se non stai bene e non sei felice? è anche per capire cosa vuoi fare nella vita e quindi per trovare un lavoro che vuoi stare bene ma a quanto pare un lavoro dovresti averlo già da prima altrimenti non hai denaro da spendere per stare male per poi stare bene..
Sono rinchiusa in un paradosso continuo e mi gira la testa.

martedì 27 novembre 2012

Cognizione senza azione

A volte mi basta un attimo per capire che una cosa è quella giusta da fare.
Ma non la faccio. Aspetto. Il mio tempo di reazione lascia molto a desiderare, è decisamente troppo lungo.. eterno se paragonato al mio tempo di cognizione.
Sono una persona intuitiva: so bene qual è la cosa migliore da fare ma non riesco a farla. Così aspetto non so nemmeno io bene cosa. Forse che la vita faccia il suo corso o, più verosimilmente, che un panda di 138 chili mi piova in testa togliendomi dall'impaccio di dover agire e per sempre. E' andata così tante volte. Non che un panda mi piovesse in testa, ovvio, altrimenti a quest'ora sarei già polvere, per chi è ateo, o nel purgatorio dei procrastinatori, per chi crede nell'esistenza di Dante Alighieri.
Ognuno ha i suoi tempi, le sue paure, le sue distrazioni.
Ogni tanto però succede che alcune delle cose che ho capito quando avevo ancora le ginocchia sbucciate e i codini riesco a farle davvero.
Così due mesi fa ho lasciato casa dei miei e sono andata a convivere. I miei spazi, i miei orari, le mie cose e cucinare, pulire, stirare, pagare le bollette. Tutto stupendo.
Ho scoperto che faccio una carbonara <che levate!> e che i panni sull'asse da stiro sono fastidiosi e soggetti a crescita esponenziale, nemmeno li bagnassi o nutrissi dopo mezzanotte.
Mi sento meglio, nonostante la carenza di liquidi: no, non sto parlando di disidratazione ma di uno degli altri problemi che devo risolvere e a cui sto lavorando, ironia della sorte, senza retribuzione. Nel frattempo il rapporto con i miei genitori è apparentemente migliorato. Vedersi meno fa bene, abbiamo poche occasioni di litigare e di fare domande. Sono più tranquilli, sentono la mia mancanza e stanno già pensando ad usi alternativi per la mia camera. Va meglio per tutti a quanto pare. Ma l'importante non è quello.
E' iniziare a fare ed affrontare le cose che ho capito mesi, anni, decenni fa!
Mi chiedo quante altre ancora siano le cose che ho capito e lasciato lì a prendere polvere. Quando deciderò di prenderle in mano e spolverarle? Non lo so proprio, potrebbe prima piovermi in testa un panda di 138 chili.